tutta la documentazione riguardo agli argomenti trattati (slide dei talk, etc. etc.) sarà presto disponibile all'indirizzo:

http://www.diam.unige.it/isf04/

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* Sabato 13/03/2004 *

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Di seguito sono elencate la domande poste (AQ, i.e. Asked Questions) in relazione agli interventi proposti all' interno del workshop relativo alle TIC (Tecnologie per l'Informazione e la Comunicazione)

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Titolo: "Progetto Breza: il software libero e la cooperazione" Relatore: Paolo Sacconier Sede: Torino

AQ D - È prevista nel progetto la formazione di un minimo di personale destinato al mantenimento delle strutture informatiche realizzate per fornire anche piena autonomia all'associazione in loco?

R - Si, e' l'obietivo fondamentale. L'idea iniziale era proprio quella di limitarsi al numero minimo, date le esigue risorse, proprio per fornire autonomia all'internet point, in seguito ci sono stati sviluppi e si è aperta la possibilità di un finanziamneto da parte del Comune di Torino che ci ha permesso di aumentare il numero di missioni previste e di mettere nel programma anche corsi di informatizzazione di base aperti a tutti.

D - Quali tipologie di connessioni sono disponibili?

R - Modem, ADSL, ISDN. Il satelite e' costosissimo. Non esistono particolari problemi per la rete elettrica. Nella stessa cittadina sono già presenti internet point basati tutti su software microsoft di cui non si conosce lo stato delle licenze.

D - State comprando le macchine, avete valutato di prenderne di gia' usate?

R - In realtà appoggiandoci ad un progetto già esistente in cui la realizzazione dell'internet point era già uno degli obiettivi è un problema che non abbiamo dovuto porci, in quanto il loro acquisto era già previsto.

D - L'esistenza del Software Libero era già nota in loco?

R - Bisogna dire innnanzi tutto che non è certo stata una esigenza espressa direttamente dai ragazzi dell'associazione di Breza quella relativa all'uso di Software Libero, quanto più che altro una nostra proposta di soluzione al problema di realizzazione dell'internet point. La proposta è stata comunque accompagnata da un documento esplicativo in cui si è cercato di analizzare insieme a loro i vantaggi che avrebbero tratto da questa scelta. In ogni caso abbiamo trovato anche un paio di persone che avevano già sentito parlare dell'argomento, che erano entusiasti della nostra proposta e ci hanno fatto da intermediari con gli altri ragazzi facendoli desistere da soluzioni con dual boot per esempio. Abbiamo quindi motivo di perare che il nostro messaggio ed in particolare le motivazioni che hanno spinto le nostre scelte siano state capite ed assimilate ed accettate in maniera diffusa.

D - Come avete preso contatto con la comunita' locale?

R - Il progetto presentato è già il secondo intervento che ISF Torino ha intrapreso nella cittadina di Breza, il primo riguardava la realizzazione di due serre e in occasione delle missioni sono nati rapporti personali con la popolazione locale, con le autorità locali e con le persone responsabili, per conto dell'associazione I.So.La, del progetto cui questo si appoggia.

D - Qual'è il rapporto con la popolazione autoctona?

R - non sempre ci si capisce a pieno a causa della lingua, talvolta abbiamo avuto la sensazione che volessero sondare i nostri intenti per comportarsi di conseguenza, ma noi abbiamo sempre cercato di mettere in chiaro che noi non eravemo lì per vendere nulla.

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Titolo: "Efficacia dell'OpenSource nei contesti di sviluppo: il caso

Relatore: Davide Lamanna Sede: Roma

AQ D - Puo' ISF permettersi di portare macchine Windows?

R - Primo costa, secondo noi non portiamo software piratato.

I - Però, se si parla di progetti di cooperazione, si possono ottenere licenze gratis o comunque fondi internazionali o europei o di altro tipo. È quindi più importante di Libertà di cui il FS si fa veicolo

D -Come far condividere questa "idea"?

R - Esite innanzi tutto un limite culturale. Arrivare a capire l'idea di Libertà che sta dietro al FS richiede un iter.

I - Perchè non dire semplicemente che Linux e' migliore: più stabile, immune ai virus, configurabile in base alle proprie esigenze etc. etc.?

D - Quando e' arrivata la seconda ONG, perche' non avete difeso la scelta fatta? per quanto tempo avete portato avanti l'attenzione sul progetto? lo avete "dimenticato"? ci sono persone dedicate al progetto anche nel seguito?

R - Relazione costante via mail e 3 intervanti successivi (novembre, poi quando si e' interrotta la comunicazione [il laboratorio aveva lavori in corso e computer accantonati in biblioteca e non hanno permesso di accendere i computer], febbraio2004) sembra che abbiano solo rifatto il tetto.

D - la seconda ONG era locale o straniera?

R - Non si sa.

D - Noi abbiamo la possibilita' di vedere entrambe le scelte e quindi di decidere in maniera informata e conscia, non potrebbe essere un'idea permettere il confronto (attraverso per esempio una soluzione ibrida) per far vedere cosa si puo' fare in più con il FS rispetto alla versione proprietaria? Sarebbe bello, inoltre, poter collaborare con un LUG (Linux User Group) locale!

R - Due sistemi operativi nella stessa macchina? bisogna pensarci.

I - Dato il progressivo avvicinarsi delle amministrazioni pubbliche in Italia, in Europa e addirittura a livello mondiale alle tecologie libere, si potrebbe citare questo fenomeno per cercare di far capire che FS e' usato ed è una scelta valida, fatta in base a precise caratteristiche e prestazioni, non perchè banalmente gratis.

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Titolo: "Progetto Perù" Relatore: Marco Santambrogio, Guido Serra Sede: nessuna (il gruppo di Milano ha deciso di presentarsi come gruppo di volontari autonomi a supporto di una ONG data la registrazione formale non ancora avvenuta di ISF-Milano e la sua organizzazione generale interna non ancora definita)

AQ D - Come hanno reagito al vostro inserimento in universita'?

R - Sono stati i ragazzi della parrocchia che ci hanno portato in universita' e sono stati quindi i docenti che hanno preso contatto con noi. Sono molto interessati perche' garantiamo corsi qualificati senza creare squilibri all'iterno del corpo docente locale. La presenza di docenti esterni non toglie lavoro ai docenti peruviani anzi, l'idea è quella di formare persone in loco senza dover ricorrere a docenti delle scuole private di Lima. Il gruppo di volontari che partirà il prossimo luglio (2005) ha iniziato ad imparare la lingua (spagnolo) per cercare di abbattere le barriere linguistiche.

*********************************************************************** Titolo: "Progetto "Antenne nel deserto": Il problema delle

Relatore: Filippo Meucci Sede: Firenze

Non ho ben capito se le domande si rivolgevano al sistema in packet radio oppure alla tecnologia dei MOTEs di cui accennavo al termine delle slide… Comunque ecco due set di risposte…

Queste le risposte relative al sistema in packet radio che avevamo pensato di realizzare in Mali… AQ D - Frequenza?

R - VHF, probabilmente meglio la parte bassa (50-80MHz) ma per tratte corte anche la parte alta (150-180MHz) potrebbe andare; anche se le antenne sono abbastanza grandi in caso di non perfetta visibilita si potrebbe sperare un po' di piu nella diffrazione.

D - C'è possibilit di furto? resistono alle intemperie? si possono interrare? A volte in Africa anche i fili di rame vengono rubati.

R - Direi di si, soprattuto per il caso di tratte lunghe dove risultano indispensabili delle stazioni ripetitrici data l'orografia essenzialmente piatta delle zone, o -ancor peggio- con dei dolci altipiani.

D - Sostenibilità nel tempo. Se si rompe un pannello?

R - Si puo pensare ad una ridondanza, ma se manca l'alimentazione si ferma tutto, per questo l'affidabilita del sistema in tutte le sue parti e` una caratteristica fondamentale.

D - Ci sono brevetti su questo prodotto? sui protocolli? sull'hardware?

R - No, assolutamente, si puo` usare tutto liberamente. Un prodotto vero e proprio non esiste; i protocolli sono riconosciuti internazionalmente e in molti casi anche dalle amministrazioni postali di diversi paesi.

Queste invece riguardano gli aspetti dei MOTEs

AQ D - Frequenza?

R - instrumental scientific and medical unlicensed band à 2,4 GHz, 83 canali da 1 MHz

D - Autonomia?

R- Dipende essenzialmente dalla potenza RF di trasmissione. Usando una potenza di pochi milliwatt (per applicazioni indoor) ed usando protocolli di rete molto parchi di pacchetti (e quindi di energia in TX) attualmente si arriva ad un anno circa di autonomia con due pilo stilo ad alta capacità. L’obiettivo attualmente è quello dei dieci anni. Comunque per necessità nostre di link più lunghi non si può pensare di mettere stazioni non presidiate senza neanche un pannello FV ma soltanto a batterie. Si potrebbe pensare a batterie tipo piombo, pesanti ed ingombranti, ma con una durata di mesi e non di anni. Per quanto riguarda il pannello, in fasce di latitudine bassa o medio-bassa un piccolo pannello può bastare senza altro… (qualcosa dell’ordine dii 10 Wp)

D - Costo?

R - 150 dollari circa (quello con due batterie ritratto nelle slide)

D - C'è possibilità di furto? resistono alle intemperie? si possono interrare? A volte in Africa anche i fili di rame vengono rubati.

R - Il parametro fondamentale che deve stare in free air è ovviamente solo e soltanto l’antenna. Per il resto si può fare qualsiasi cosa, tipo sotterrare, comunque le condizioni climatiche (temperatura ed umidità vanno trattate come in tutti gli apparati elettronici consumer che abbiamo anche noi, il che vuol dire -40…75 °C al meglio ed minori possibili…)

D - Sostenibilità nel tempo. Se si rompe un pannello?

R - Se si rompe si puo’ pensare certamente ad un’analisi ricorsiva dello stato della rete per rilevare queste rotture ed intervenire prima dello scaricamento completo delle batterie…

D - Ci sono brevetti su questo prodotto? sui protocolli? sull'hardware?

R – No. Il sistema operativo su questi aggeggini è free (cercate in rete Tiny OS) e viene sviluppato da un sacco di centri di ricerca e supporta mano mano un sacco di stack radio anche nuovi… Per quanto riguarda l’hardware, essendo da costruire non ci sono brevetti. Si tratterebbe di prendere circuiti integrati ed assemblarli su una scheda mista RF-digitale e via….

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Titolo: "Connettivita' e alfabetizzazione in zone remote: un approccio

Relatore: Elio Salvadori Sede: Trento

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Spunti finali

la domanda sostanzialmente e' stata: "si puo' imporre linux? e se la controparte vuole Microsoft?"

D: ISF deve dare consulenza tecnica. Secondo me c'e' troppo spazio per i beneficiari per chiedere cosa. la scelta tecnica deve essere nostra

R: ma se una cosa gira solo su windows, come possono fare? non si possono imporre le scelte. senno' dopo loro arrivano a capire che "non e' questo quello che vogliamo".

Backend rete la gestiamo con linux e il resto windows.

La controparte dice: "voglio un corso Windows?" alcuni non lo farebbero, altri lo farebbero.

R: negli altri campi, non mi dicono fammi un pozzo qui.

R: se mi dicono "portami dei kalashnikov", io dico no chiaramente perchè è contro i miei principi. Se mi dicono "portami Microsoft" che e' contro i miei principi io devo dire no allo stesso modo.

Prende la parola un anziano professore a cui han chiesto di insegnare tecnologia in uganda. ma all'estero il problema e' quello delle malattie e della fame. Uno che non sa niente dice ho fame non dice "voglio mangiare prosciutto di parma". noi forniamo tecnici di ogni tipo, bisogna insegnare come arrivare a mangiare. le civilta' sono finite quando tutti hanno iniziato ad andare in citta'. il problema e' mangiare. noi studiamo soluzioni. inviatemi mail: socialeoggi.onlus@virgilio.it noi abbiamo scheda dove raccogliamo i volontari, le competenze e i tempi disponibile.

R: se software proprietario e' l'unica soluzione accettabile, piuttosto di non dare nulla, diamo windows. magari fra 5 anni impareranno ad usare un computer e passeranno al software libero in futuro.

nei progetti in PVS, spesso c'è gia' una realta esistente e per avere effetto positivo deve non essere invadente, non essere impositivo. non siamo nell'epoca dei missionari che portavano il vangelo con la forza, dobbiamo semplicemente introdurre il seme del dubbio ...

per prima cosa dimostriamo che e' migliore (stabile, immune a virus, ...) e non che e' eticamente giusto

isf deve essere un po' il coordinamento generale, isf deve servire per riuscire a coordinarci e sapere quale e' lo stato dell'arte fra di noi, sapere chi offre che cosa. in modo che io sia in grado di sapere dove smistare le persone.

- aprire una mailing-list "isf-tic" in cui proseguire la discussione Importante anche x scambiare risorse umane da mettere su una tesi o su un progetto. Es. uno studente che cerca tesi in un certo campo a Milano ma che non trova relatori/proposte interessanti x lui, che magari sono a disposizione in qualche altra sede.

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* Domenica 14/03/2004 *

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Nella giornata di Domenica sono continuati i colloqui e le discussioni, e sono stati raggiunti alcuni obiettivi per iniziare un doalogo e un coordinamento a livello nazionale in ambito TIC.

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Compiti assegnati: Mettere su una mailing list per ist-tic [samuele] Mettere su un wiki per isf-tic [samuele]

Documenti da produrre sul wiki: - "Linee guida nell'adozione del software nei progetti di ISF"

- "resoconto workshop ISF-TIC"

- "elenco ragionato tecnologie appropriate in vari contesti (a livello fisico, trasporto, protocollo)"

Abbiamo deciso di non affrontare ancora la questione sito web nazionale (c'e' una tesi di creazione portale Content Managemetn System a trento per il sito di ISF-Trento che potrebbe essere d'aiuto per la cosa ma al momento non c'e' ancora un tesista)

Proposta: Da oggi in poi, potremmo decidere di usare tutti l'acronimo italiano TIC (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) invece dell'anglofono ICT.

ResocontoWorkshopMarzo2004 (last edited 2005-11-10 11:32:49 by SamueleCatusian)